La Biblia en lengua española

La preziosa edizione della Biblia en lengua española, stampata a Ferrara nel 1553, conservata presso la Biblioteca Universitaria di Bologna, è visibile al Museo Ebraico nell'ambito della mostra IDENTITA' NASCOSTE - attualmente sospesa per chiusura dei musei fino al 3 dicembre 2020.

biblioteca-universitaria-di-bologna-raro-e-13.jpgDiscendenti di famiglie di conversos o marrani e stabilitisi a Ferrara, il tipografo Duarte Pinel (il cui nome ebraico era Yom-Tov Attias) e il traduttore Jerónimo de Vargas (il cui nome ebraico era Avraham Usque) pubblicarono nel 1553, «con privilegio» del duca Ercole II d’Este, questa Bibbia – detta “di Ferrara” – tradotta in lingua giudeo-spagnola (o judezmo).

L’edizione fu duplice: una sotto i loro nomi cristiani, rivolta ai lettori cristiani e dedicata al duca Ercole II d’Este, e una sotto i loro nomi ebraici, destinata agli ebrei sefarditi (discendenti di quelli cacciati dalla Spagna nel 1492 e dal Portogallo nel 1497) e dedicata alla ricchissima e influente commerciante e filantropa marrana Doña Gracia Mendes Nasi (1510-1569), che a Ferrara era allora stabilita, che ivi era ritornata a professare pubblicamente l’ebraismo, e che con ogni verosimiglianza di questa Bibbia finanziò la pubblicazione.

Il frontespizio della Biblia presenta l’immagine di una nave alla deriva in un mare in tempesta, figura che rispecchia l’odissea degli esuli, prima di approdare a un luogo sicuro come fu Ferrara.

Su uno degli alberi della nave scossa dalle onde si nota una sfera armillare, che diventerà il marchio tipografico ebraico-ferrarese. Successive edizioni della Biblia sono state pubblicate a Salonicco nel 1568 e ad Amsterdam nel 1611, 1630, 1646, 1661, 1695.

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gracia_la_chica_medal1.jpgDoña Gracia Mendes Nasi fu donna d’affari, intellettuale, mecenate e politica, chiamata per questa ecletticità “La Señora”. Nacque nel 1510 a Lisbona, in Portogallo, da una famiglia ebraica castigliana che fuggita dalla Spagna dopo l’Editto di espulsione (1492) scelse la conversione al cristianesimo, mantenendo però la fede ebraica in segreto, entrando così nella schiera dei conversos. Il suo nome cristiano era, infatti, Beatrice de Luna. Nel 1528 sposò Francisco Mendes, ricco e potente commerciante di spezie, capo della comunità dei marrani di Lisbona; dal matrimonio nacque la figlia, il cui nome cristiano era Brianda. Nel 1536 rimase vedova. Senza l’appoggio del marito, se l’Inquisizione avesse scoperto che era in realtà una cripto-giudea, condannandola per eresia, le avrebbe confiscato tutti i beni e in più sua figlia, ormai in età da marito, avrebbe dovuto sposare un cristiano.

Gracia fu costretta a riparare con la figlia e con la sorella ad Anversa. Qui affiancò negli affari il cognato Diego e nel contempo iniziò a prodigarsi per aiutare gli ebrei perseguitati in tutta Europa. Nel 1542, alla morte del cognato, assunse il controllo di tutti gli affari dei Mendes.

Dal 1546 al 1549 soggiornò a Venezia ma, denunziata come giudaizzante dalla sua stessa sorella, fuggì a Ferrara, presso la corte tollerante del duca Ercole II d’Este, dove si circondò di studiosi e letterati. A Ferrara (1549-1551) abbandonò l’identità cristiana e tornò apertamente all’ebraismo studiando i testi tradizionali; riprese il nome di Gracia e la figlia quello di Reyna.

Nel 1553, grazie anche alla protezione del sultano Solimano il Magnifico, arrivò a Istanbul, dove assunse una posizione di rilievo, continuando a profondere denaro e impegno nella causa dei ebrei indigenti e perseguitati. Nel 1556, per aiutare i marrani di Ancona condannati al rogo dall’Inquisizione, organizzò il blocco commerciale del porto e trasferì i commerci a Pesaro.

Nel 1558 acquistò terreni sul lago di Tiberiade in terra d’Israele e vi intraprese un progetto di reinsediamento ebraico.

 

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pubblicato il 2020/11/10 13:15:38 GMT+1 ultima modifica 2020-11-10T13:15:38+01:00

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