Festa di Chanukkah

Giovedì 10 dicembre inizia la festa ebraica di Chanukkah, la festa delle luci, una ricorrenza gioiosa e molto attesa: in questo periodo festivo, in ogni parte del mondo ebraico, vengono accese candele e lampade a olio e vengono poste in modo da renderle visibili a tutti. Chanukkah inizia il 25 del mese ebraico di Kislev e dura otto giorni.

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L’avvenimento che viene ricordato per Chanukkah è la riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme, nel 164 a.e.v., dopo che Antioco IV Epifane, che regnava all’epoca nella Terra di Israele, lo aveva profanato dedicandolo al culto di Zeus. Il sacerdote ebreo Mattatia, padre dei Maccabei, guidò la rivolta con i suoi figli contro l’oppressione siro-ellenica per la riconquista della libertà, anche religiosa. Seppure in numero nettamente inferiore, i rivoltosi riuscirono a vincere.
Una volta ripreso possesso del Tempio, la priorità fu quella di riconsacrarlo con l’accensione della Menorah, il candelabro a sette braccia, uno dei più importanti simboli dell’ebraismo. Tuttavia fu trovata solo una ampolla d’olio puro, sufficiente appena per un giorno. E qui avvenne un miracolo: quella piccola scorta d’olio bastò per otto giorni.
In una lettura simbolica, i Maccabei rappresentano il piccolo nucleo rimasto fedele alle tradizioni ebraiche e che, in mezzo a una società ormai corrotta, riuscirono a far risplendere la luce dell’ebraismo. La festa ha il suo significato più profondo nel messaggio che porta: la sfida dei nostri giorni, quella della convivenza delle culture e delle identità, la vittoria della luce sul buio.
Quest’anno, a causa dell’emergenza sanitaria, ogni famiglia ebraica festeggerà nei limiti del proprio nucleo domestico più ristretto, ma mai come in questo momento di grande incertezza e di inquietante insicurezza la festa di Chanukkah assume un significato particolare: ricordare le generazioni che prima di noi hanno sofferto in altri tempi bui, riscoprire come la luce sia segno di unità nel mondo e che, nella ricchezza delle diversità, una luce accesa illumina noi e coloro che ci sono vicino.
L’oggetto simbolo della festa è la speciale lampada a nove braccia, la chanukkiàh: otto lumi più uno centrale, lo shammash (serviore), con il quale vengono accesi progressivamente gli altri, un giorno dopo l’altro, cosicché solo all’ottavo giorno la lampada sarà completamente illuminata. La chanukkiàh è un oggetto presente in tutte le case ebraiche ed è stata per secoli frutto di tantissime rielaborazioni artistiche.
Al Museo Ebraico di Bologna, la festa di Chanukkah è ricordata da una magnifica lampada settecentesca in argento, particolarmente elaborata nelle sue forme e arricchita da quattro figure che rappresentano Aronne, Davide, Mosé e Salomone, e da una opera del maestro Emanuele Luzzati che con il suo particolare sguardo illustra l’evento festoso.
Tradizionalmente la chanukkiàh si accende fuori dalla porta o vicino ad una finestra proprio per mostrare a tutti il miracolo avvenuto. Un gesto che rappresenta anche la libertà di essere ebreo, senza nascondere la propria identità.
Nelle famiglie di sera si festeggia e secondo la tradizione vengono mangiati cibi cucinati nell’olio, proprio per ricordare il miracolo del Candelabro del Tempio.
Tra i cibi più caratteristici consumati durante Chanukkah troviamo: i latkes, frittelle di patate; le sufganioth, bomboloni, spesso farcite con marmellata di fragole; i blintzes, una sorta di crepes ripiene di formaggio freschissimo e fritte.
Si usa giocare con la trottola, il dreidel, sulle cui facce sono scritte le lettere ebraiche נ (Nun), ג (Gimel), ה (He), ש (Shin) che formano l’acronimo che sta per “נס גדול היה שם” (Nes Gadol Hayah Sham – “Un grande miracolo accadde là”).

1_Podcast_nero.jpgIn occasione della festa di Hanukkah, con la voce di Michele Tomasetti, regaliamo al nostro pubblico la lettura della fiaba di Singer, Il potere della luce. La fiaba fa parte della raccolta Una notte di Hanukkah, pubblicata in Italia da Einaudi Ragazzi che qui ringraziamo.

Nato  Radzymin, in Polonia, nel 1904 e morto a Miami, in Florida, nel 1991, il premio Nobel Isaac Bashevis Singer appartiene alla perduta “yiddishland”, il mondo dei piccoli e poveri villaggi ebraici dell’Europa orientale spazzato via prima dai pogrom e poi dalla shoah. La sua lingua è quel connubio tra ebraico, tedesco e lingue slave che va sotto il nome di yiddish, i suoi personaggi sono figure di ebrei spesso schiacciati da un ambiente ostile, come i due bambini protagonisti di questa storia che si ritrovano, orfani, tra le macerie del ghetto di Varsavia.

La luce delle candele di Hanukkah infonde forza e coraggio ai due giovanissimi protagonisti del racconto e rappresenta l’augurio del MEB a tutti in questi giorni comunque di festa nel difficile periodo che stiamo vivendo.

Il potere della luce

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pubblicato il 2020/12/07 17:29:25 GMT+2 ultima modifica 2020-12-07T17:29:25+02:00

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