AUSCHWITZ - BIRKENAU 1940 -1945. Campo di concentramento e centro di messa a morte

15 febbraio - 16 maggio 2021 | Mostra a cura del Mémorial de la Shoah di Parigi. Versione italiana realizzata grazie al sostegno dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna.

immagine_Mostra Auschwitz.jpgDalla fine della Seconda guerramondiale Auschwitz si è progressivamente imposto nel mondo come il simbolo dei crimini del Terzo Reich. Più di un 1.100.000 persone vi sono state assassinate, di cui l’immensa maggioranza erano ebrei provenienti da tutti i Paesi dell’Europa occupata dalla Germania di Hitler. Istituito nella primavera 1940 a poca distanza dalla cittadina polacca di Oświęcim come campo di prigionia per i polacchi accusati di resistenza, Auschwitz diventa subito il più importante campo di concentramento della galassia nazista.

Inizialmente il Lager è progettato per rinchiudere 10.000 persone, ma nel giro di poco più di un anno viene ampliato,sia nelle dimensioni che nelle funzioni assegnate. Già dall’autunno 1941 l’area detentiva e di lavoro forzato si estende con la creazione di un secondo campo, Birkenau (o Auschwitz II), inizialmente pensato per internare i prigionieri di guerra sovietici, mentre l’anno seguente, con l’evacuazione degli abitanti dei villaggi di Dwory e Monowice, viene costruito un terzocampo, Monowitz (successivamente nominato Auschwitz III), allo scopo di alloggiare i prigionieri assegnati al lavoro presso lo stabilimento chimico della IG_Farben.

Tra il 1942 e il 1944,nell’area limitrofa sono allestiti e messi in funzione più di quaranta campi satellite; inoltre vengono creati diversi Kommandos (squadre di prigionieri addette al lavoro) per gestire le numerose attività economiche di Auschwitz con la manodopera schiava dei reclusi. Nel 1944, nell’intera rete di campi amministrata da Auschwitz sono internati più di 140.000 prigionieri, uomini e donne di diverse nazionalità.

Ma Auschwitz non è stato solo un sistema concentrazionario, è stato anche uno dei luoghi scelti dal regime nazista per realizzare la “Soluzione finale”, l’assassinio di massa degli ebrei.

È con questa finalità che dalla primavera 1942 il campo di Birkenau viene adattato a funzionare come centro di sterminio, prima con strutture rudimentali di assassinio,quindi, dall’anno successivo, con la costruzione di quattro crematori dotati di grandi camere a gas, diventando il principale luogo di morte per centinaia di migliaia di ebrei europei. È qui che si compie il maggiore massacro perpetrato durante la Shoah, con l’ausilio di una tecnologia di assassinio e di un’organizzazione perfezionati all’estrema potenza, in grado di distruggere in poche ore la vita di migliaia di persone.

Di tutti i centri disterminio che i nazisti istituirono per gli ebrei, è Auschwitz quello che detiene il più alto bilancio di vittime: quasi 1.000.000 di persone vi trovarono la morte, di cui 875.000 uccise col gas al loro arrivo. Se gli ebrei rappresentano di gran lunga il gruppo principale delle vittime, ad Auschwitz furono uccisi, o morirono per le privazioni e torture subite, non meno di 70.000 polacchi non ebrei, più di 21.000 Sinti e Rom e di 15.000 prigionieri di guerra sovietici, oltre a diverse migliaia di altrecategorie di prigionieri.
Avvalendosi di un’accurata cartografia e di una ricca documentazione iconografica, la mostra vuole ricostruire la storia del complesso concentrazionario e centro di sterminio di Auschwitz, con un approfondimento tematico sulle deportazioni dall’Italia. La narrazione proposta è rigorosa sotto il profilo scientifico, ma anche attenta a rivolgersi ad un pubblico ampio, soprattutto ai giovani e al mondo della scuola.

La deportazione italiana ad Auschwitz

Per l’Italia, Auschwitz è stato il principale luogo di deportazione e di assassinio degli ebrei catturati nella penisola e nel Dodecaneso italiano (principalmente a Rodi) dopo l’8 settembre 1943, sotto l’occupazione tedesca e la Repubblica sociale italiana.
Furono complessivamente più di 7.800 a finire ad Auschwitz e poco più di 500 a sopravvivere.
Su 776 giovanissimi deportati, che all’arresto avevano un’età inferiore a 14 anni, solamente 25 bambini e bambine riuscirono a rimanere in vita.
La storia della deportazione italiana ad Auschwitz include anche circa un migliaio di non ebrei, a larga maggioranza donne, che finirono ad Auschwitz prevalentemente con la categoria di politici.
Si trattò, in particolare, di un gruppo di una quarantina di giovani operaie delle fabbriche lombarde che aderirono agli scioperi del marzo 1944 e vennero deportate dalla stazione di Bergamo, e di diverse centinaia di donne rastrellate nelle province nord-orientali ricomprese nel Litorale adriatico, di cui diverse erano croate e slovene.
Molte di queste deportate che partirono da Gorizia e Trieste erano state catturate perché coinvolte direttamente nella Resistenza, oppure perché fiancheggiavano le bande partigiane fornendo vari tipi di aiuto e collaborazione.
Nella maggioranza dei casi però, erano donne che avevano un parente (marito, padre, fratello, cugino) nella Resistenza e che furono, dunque, arrestate e deportate come misura preventiva messa in atto dalle autorità naziste per dissuadere la popolazione civile dal fornire sostegno ai combattenti.

A questo vanno aggiunti i numerosi rastrellamenti effettuati su tutto il Litorale, con particolare intensità in Istria, per raccogliere civili da inviare in Germania come forza lavoro coatta.
In tale ambito, la maggioranza delle donne fu inviata ad Auschwitz-Birkenau.
Relativamente agli uomini contrassegnati col triangolo rosso, più di 200, arrivarono ad Auschwitz nel corso del 1944 al seguito del trasferimento da altri campi di concentramento: Dachau, Mauthausen e Majdanek-Lublino. Nessuno, da quanto risulta dalla documentazione disponibile, fu deportato quindi ad Auschwitz come primo campo di approdo.
Fu un gruppo eterogeneo per età e provenienza, ma che arrivò ad Auschwitz in circostanze precise: si trattò del trasferimento di personale medico o di operai e professionalità altamente specializzate di cui le industrie del complesso di Auschwitz avevano bisogno, e di trasporti di evacuazione da Majdanek di prigionieri sfiniti dal lavoro o gravemente malati, di cui molti morirono a Birkenau.
La mostra inquadra i diversi contesti delle deportazioni dall’Italia verso Auschwitz, facendo brevemente riferimento ad alcune vicende individuali e al destino dei bambini deportati e a quelli sopravvissuti.
Completano l’approfondimento sull’Italia due pannelli sui testimoni, dedicando attenzione ai sopravvissuti che nell’immediato dopoguerra affidarono alla scrittura la rielaborazione della propria esperienza (Primo Levi, Liana Millu, Giuliana Tedeschi, Frida Misul), contribuendo a fondare la narrazione della Shoah in Italia.

Orario
da lunedì a giovedì 10.00 - 18.00 (ultimo ingresso ore 17)
venerdì 10 - 16 (ultimo ingresso ore 15)
chiuso sabato, domenica e festività ebraiche

Ingresso
intero € 7
ridotto € 5: studenti, over 65, Card Cultura Bologna
gratuito per disabili e accompagnatori, guide turistiche autorizzate e bambini sotto i 6 anni

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pubblicato il 2021/01/11 18:59:00 GMT+2 ultima modifica 2021-04-12T12:41:28+02:00

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